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Il Curioso Caso di Benjamin Button

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Titolo Originale: The Curious Case of Benjamin Button
Genere:
Drammatico, Romantico
Anno:
2008
Durata:
163′
Regia:
David Fincher
Nazione:
U.S.A.
Sito Ufficiale:
http://wwwbenjaminbutton.com/
Cast:
Brad Pitt, Tilda Swinton, Cate Blanchett, Julia Ormond, Taraji P. Henson, Lance E. Nichols, Elle Fanning
Data di uscita: 13
Febbraio 2009
Sceneggiatura:
Robin Swicord, Eric Roth
Produzione: The Kennedy/Marshall Company, Paramount Pictures, Warner Bros. Pictures
Distribuzione: Warner Bros.
Soggetto: Francis Scott Fitzgerald

Annunciato mesi addietro come una tra le più attese opere cinematografiche del 2008 e probabile macchina sforna-Oscar, Il Curioso Caso di Benjamin Button è stato presentato in anteprima nelle sale americane il giorno di Natale, mentre da noi solamente due mesi più tardi nel fine settimana di S. Valentino.

A distanza di tempo dalla visione in lingua italiana e smaltita la batosta riscossa dall’Accademy Awards per i miseri premi concessigli, abbiamo deciso di trattare anche noi quello che forse può considerarsi il film dell’anno.
Innanzitutto voglio partire prevenuto, affermando che io sono assolutamente di parte. Personalmente covo una grande ammirazione per il regista David Fincher(Zodiac, Fight Club, Seven) e tutte le sue creazione, se poi a ciò sommiamo la mia assoluta passione per Brad Pitt(Burn After Reading, Bastardi Senza Gloria, Fight Club) come attore, potete capire la mia emozione nel trattare questo film, oppurtenemente corretta da un senso di obbiettività che assale ogni serio recensore.

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Il "giovane" Benjamin impara a camminare

La storia di Benjamin Button risale al 1922 e fu scritta per mano dello scrittore americano Francis Scott Fitgerald, patito del cinema e famoso sceneggiatore dell’epoca. Le idee di trasporre il manoscritto in pellicola cinematografica giravano già da tempo ad Hollywood e avevano anche coinvolto coppie dal calibro di Spielberg/Cruise e Howard/Travolta, senza mai però trovare buoni spunti realizzativi. La svolta si ebbe con l’approdo del progetto nelle mani della Paramount che chiamò in causa Fincher come regista e Pitt nel ruolo di attore protagonista.

La pellicola è totalmente costruita a flashback. Ambientata nell’America odierna, addirittura i narratori sono soggetti ai effetti atmosferici dovuti all’avvicinamento dell’uragano Katrina, la vicenda ci presenta una vecchia signora in fin di vita in un ospedale di New Orleans con accanto, sua figlia ad accudirla nelle sue ultime ore di coscienza.

L’anziana donna chiede alla figlia, quasi come fosse un ultimo desiderio, di leggerle un diario custodito, gelosamente e segretamente, tra i suoi effetti personali. Il particolare libro narra la storia, più precisamente un’autobiografia scritta a mano, di un uomo assai particolare, dal nome di Benjamin Button e nato in circostanze estremamente interessanti.

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Ben gradualmente ringiovanisce e matura l'amore per Daisy

Il giovane Ben vide la luce nel giorno in cui fu decretata la fine della Prima Guerra Mondiale (1918), portando con sè uno scomodo e quanto mai orribile problema genetico.
Il padre, Thomas Button (Jason Flemyng – Riflessi di Paura, Stardust, The Pusher)un ricco e famoso fabbricante di bottoni, già sconvolto dalla morte dell’adorata signora Button, non riuscì a sopportare l’idea di una vita di eterni e orribili sacrifici per l’anomala creatura, per cui, colto da un raptus di puro egoismo, decise di abbandonarlo in una casa di riposo per anziani.

Il neonato Benjamin, per sua fortuna, viene trovato dalla signora Queenie (Taraji P. Henson – Eli Stone, Smokin Aces), la governante della casa di cura per anziani, la quale decide di accudirlo proprio come fosse figlio suo. La donna però, dopo un’attenta visita medica, scopre che il bimbo è destinato a morire di vecchiaia di lì a poco visti i suoi gravi problemi di senilità, quali artrosi, cataratta, sordità. Ma così non sarà, infatti, più il tempo scorre e più l’infante ringiovanisce, migliorando sensibilmente le sue condizioni fisiche e sviluppando un’interessante psiche.

La particolare vita del piccolo infatti va al contrario, da piccolo e anziano uomo che egli è, torna giovane anno dopo anno, mescolando nel suo essere tutte le problematiche fisiche senili ad una disarmante innocenza puerile, fino ad un semi-equilibrio che lo porterà finalmente alla scoperta della vera vita, delle vere emozioni e sopratutto del vero amore.

Benjamin trascorre la sua lunga vita in maniera decisamente intensa, sicuramente diversa da quella di un normale essere umano, ma non si tratta di quella diversità scaturita dalla sua natura contraria. Egli è curioso, esigente e movimentato. Non riesce a stare fermo in un luogo troppo a lungo, muore dalla curiosità di conoscere il mondo e scoprire ciò che non ha ancora scoperto, lanciandosi in tutte quelle occasioni che gli capitano davanti senza mai dar peso alle conseguenze o guardarsi indietro con tristezza e rimpianti.

Lui sa che la sua vita è diversa e va sempre avanti.

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L'amore passionale prende il sopravvento nella propria vita dei due

David Fincher sfiora il capolavoro con questa grandiosa opera cinematografica. Solo lui con le sue grandissime doti regististiche era in grado di modellare una storia così intensa e così romantica in maniera formidabile, senza MAI scadere in latenti sensi di noia o patetiche sdolcinate situazioni.
In primo piano Fincher mette una grande metafora di vita. Egli, con questa lunga epopea di avventure e sentimenti, vuole mostrare come sarebbe la vita di un uomo affetto dal problema dell’evoluzione contraria. Il protagonista, di fatti, ci mostra come si comporterebbe un anziano con la testa di un bambino e un giovane con l’esperienza di un uomo maturo, tentando di conseguenza una riflessione sulla morte e sulla possibilità di sfruttare la propria vita al massimo, afferrando al volo ogni possibilità che il destino ti offre, sia che appaia ottima o pessima.
Benjamin rappresenta l’emblema dell’uomo, catturando in sè l’aspetto cruciale dell’esistenza che ogni persona dovrebbe tenere a mente: l’approccio alla vita.
Egli nasce strano, diverso, in una situazione reale potrebbe essere definito uno scherzo della natura, un emarginato, ma così in realtà non è. L’uomo Benjamin vive nella completa naturalezza il suo essere differente, conscio del fatto che niente dalla vita gli verrà precluso, passando dalle gioie dell’amicizia all’amore spassionato fino ad esperienze più uniche che rare.
Lui non ha bisogno di superare i suoi limiti o abbattere gli ostacoli che il suo essere diverso gli pone davanti, ” Non esistono barriere se non le si vuole vedere” afferma più volte, divenendo così fonte di ispirazione e forza interiore per chi lo incontra, dando modo proprio agli altri di superarsi e di sentirsi liberi e appagati come egli stesso è.

Fincher oltre a improntare la sua opera su questa parabola di vita, supera sè stesso nella progettazione di una struttura storica ed evolutiva cinematografica davvero perfetta.
Il regista infatti, oltre a creare una narrazione su ben studiati flashback, delinea una demarcazione netta nel racconto della vita di Benjamin Button.
La storia, di fatti, viene suddivisa in due parti, nelle quali il regista attua giganteschi mutamenti emotivi sulla personalità del nostro protagonista, come ad indicare una graduale maturazione e un completamento di esperienzienza di vita.
Se nella prima ora e mezza di film, il regista ci vuole mostrare la capacità di un arzillo vecchietto di vivere con costante e straordinaria felicità perseguendo meticolosamente una ricerca conoscitiva e formativa, che un uomo normale matura con gli anni, nella seconda parte ci culla su dolci e romantiche note d’amore tanto acute da farci desiderare un simile legame affettivo.

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Le angeliche fattezze di Brad Pitt rappresentano Benjamin Button

Dalla prima apparizione del Brad Pitt nelle sue reali fattezze, senza strati e strati di trucco o modifiche digitali, Fincher cambia totalmente registro, improntando la narrazione su una relazione profonda e reale, suggerendoci, a bassa voce e tra coperto le righe, come nella vita l’amore possa sovrastare ogni cosa, come un uomo e una donna possano vivere puramente di amore e di sentimento reciproco senza darsi pene per quel che succede intorno.

Il film vince su tutta la linea, costruendo mattone dopo mattone un opera cinematografica senza pari, ha riscosso un caldo e grandioso consenso da parte del pubblico di tutto il mondo, senza però ottenere i più importanti consensi dalla cerchia degli alti critici dell’Accademia.
Resta il fatto che Fincher e Pitt insieme si dimostrano come una coppia affiatata e perfettamente assortita. Il primo è riuscito a gestire un lavoro veramente colossale per questo film, seguendo passo passo la perfetta sceneggiatura scrittagli da Eric Roth, arricchendo il tutto con una discreta regia che non domina ma si fa decisamente notare.

Pitt, invece, è decisamente eccelso nella sua immedesimazione del personaggio con una costruzione fisica e mentale veramente al limite della perfezione.

Un capolavoro da non perdere che riuscirà a scavare dentro di voi e dentro il vostro cuore un’emozione che rasenta il puro romanticismo.

Voti

  • Effetti visivi : 10
  • Regia9
  • Audio : 8
  • Storia : 9.5
  • Character : 9
  • Apprezzamento Personale (A.P.) : 9.5
  • Voto complessivo : 9.5

Curiosità

  • La pellicola è stata candidata a 13 Premi Oscar, vincendone solamente 3 per le categorie, Miglior Sceneggiatura, Miglior Trucco, Migliori effetti speciali. Oltre all’evento dell’Accademy, Il Curioso Caso di Benjamin Button è stato candidato ad altre premiazioni come ai BAFTA, BFCAA, Golden Globes, NBR Award, Satellite Award e Screen actor guild award, ottenendo buoni ma risicati successi.
  • Fincher per rappresentare Benjamin Button bambino, ma con l’aspetto da anziano, si è ispirato ai veri bambini affetti dalla rarissima malattia Sindrone di Hutchinson-Gilford.
  • Per invecchiare maggiormente Brad Pitt, oltre il classico make-up, è stato usato un innovativo sistema digitale di motion-capture che ha portato discreti vantaggi e un notevole risultato finale.
  • L’idea di effettuare le riprese a New Orleans è dovuta agli incentivi statali offerti dallo Stato per le produzioni cinematografiche svolte nel luogo.
  • Il film, da un budget iniziale di 160 milioni di dollari, ha avuto un incasso mondiale di oltre 322 milioni, di cui 120 milioni solo in America. In Italia è stata raggiunta l’elevata quota di 10 milioni di euro.

3 comments

  1. IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON, regia di David Fincher, 2009

    L’idea di per sé non sembra neppure tanto originale: immaginare lo scorrere dell’esistenza a ritroso, seguendo il tic-tac di un orologio di moto retrogrado. Più complesso e intrigante vedere l’idea realizzata sia pure attraverso la finzione cinematografica.

    Peccato soltanto che nella versione italiana (non ho ascoltato l’audio originale), Il curioso caso di Benjamin Button sia a tratti commentato dalla voce nasale e scarsamente comprensibile di Rita Savignone, nei panni di una moribonda che, tuttavia, per circa tre ore (l’intera durata del film) ha fiato per parlare in tono artefatto e fastidioso che costringe a indovinare più che a udire ciò che viene detto.

    Per il resto, il racconto del 1922 di Francis Scott Fitzgerald, sostanzialmente modificato, aggiornato e portato sullo schermo da David Fincher, funziona abbastanza. Prescindendo naturalmente dagli Oscar ottenuti per la migliore scenografia, il miglior trucco, i migliori effetti speciali. Certo, il film non è esente da pecche, con sequenze che talora lo spettatore indovina prima ancora di trovarsele a fronte o col ritmo che lascia spesso la voglia di uscire un attimo dalla sala a prendere un caffè o fumare una sigaretta. Ma insomma, tutto procede imperterrito sino alla fine proprio come in un’esistenza ora triste e annoiata ora lieta e volta all’azione, e nell’ultima parte, accorciata nei tempi del ringiovanimento di Benjamin Button (Brad Pitt), il lavoro riguadagna nel ritmo e nel patos.

    Sarebbe proprio tanto diverso dagli altri chi vivesse il proprio tempo alla rovescia? Sembra questa una delle domande poste dal film. Girato e visto al contrario, “il nastro” della vita non presenta sostanziali differenze: la stessa fragilità e debolezza nel nascere e crescere come nell’invecchiare e morire. In fondo, nulla di nuovo sotto il sole: spesso abbiamo sentito ripetere che da vecchi si torna bambini e non ho difficoltà ad immaginare che questa massima di comune buon senso sia tragicamente vera. Non a questo, certo, si riduce il messaggio del film, che induce a più di una riflessione allorché, per esempio, all’amara presa di coscienza dello scacco dell’assoluto (“niente è per sempre”, ripetono i protagonisti), si tenta di contrapporre la serena consapevolezza che, per quanto si lotti e ci si aggrappi alla vita, alla fine si debba mollare. E ancora, nel rincorrere con la macchina da presa il destino che s’incrocia alla rovescia di Daisy Fuller (Cate Blanchett) e Benjamin Button, costretti vicendevolmente a scambiarsi di condizione e di ruolo: vecchio e bambina, anziano e adolescente, uomo maturo e giovinetta, adulto e signorina, infine quasi coetanei e ancora: giovanotto e giovane signora, ragazzo e signora, adolescente e donna matura, bambino e anziana, neonato e vecchia. In un’altalena che rende la giovinezza fugace e breve come un sogno e fa della vita una scacchiera di pezzi intercambiabili.

    Perché questa continua “anatomia” di un uomo e di una donna, coetanei solo nel breve tratto della giovinezza e tuttavia in rapporto tra loro nell’arco dell’intera esistenza? Un’altra modalità per farci consapevoli di ciò che abbiamo sempre sospettato ma di cui stentiamo a prendere realmente coscienza. Un’altra, forse, delle molte verità del senso comune e che tuttavia diventa veramente nostra solo allorché riusciamo a farne carne e sangue. L’idea principe è che l’uomo, nato di donna, della donna abbia bisogno in ogni età della vita ed il messaggio non solo è scandito dall’orologio che volge e riavvolge la cronologia del rapporto, perché in pochi passi di danza di rara bellezza ed eleganza, una Daisy impeccabile e leggiadra ricapitola già per intero la lieta e breve novella ad un incredulo Benjamin.

    Più in generale, il film sembra lanciare un ultimo messaggio condivisibile in sé e tuttavia ambiguo e pericoloso: la vita, pur tra sofferenze, illusioni e ingiustizie, è soltanto un gioco con durata limitata e regole che si possono modificare senza che l’essenza stessa del gioco ne risulti stravolta. Non prendiamola dunque molto sul serio la vita o almeno non più seriamente di un gioco che pure ci appassioni!

    (Dal Blog: Lo zibaldone di Sergio Magaldi)

  2. [OFF TOPIC]

    Ciao Sergio, hai scritto una bella recensione nel tuo commento 🙂

    Spero che non sia solo un metodo di pubblicizzazione ma una sincera condivisione di idee e pensieri, nel qual caso mi sento di chiederti se tu per caso non fossi interessato (anche a tempo perso) a partecipare a questo sito, scrivendo qualche recensione.

    Fammi sapere.

    • Scusa Andrea per il ritardo con cui rispondo alla tua nota, ma solo oggi mi è capitato di leggerla. Sì, accetto volentieri l'idea di collaborare al sito con qualche recensione. A presto.

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