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Il neodandy

Nel nostro mondo artificiale e frenetico che si ciba di oggetti, immagini e persone, è emersa una nuova tendenza che tenta di restaurare buon gusto ed eleganza. La cultura del neodandyismo tenta di fare della vita un’opera d’arte o almeno di riportare la cultura negli aspetti più quotidiani della vita come il cibo, la casa, l’abito.

Forse sulla scia della prossima uscita del Ritratto di Dorian Gray, molti stilisti hanno presentato collezioni ispirate alla figura del dandy, in quanto simbolo di raffinatezza e di unicità, perché, sì, il dandy vuole essere unico e speciale in un mondo di omologazione. Il rischio di questa proliferazione  di dandy da passerella è far diventare questa tendenza, nata per distinguersi, un fenomeno di massa vanificando il suo significato più profondo. Nonostante l’eleganza non si possa comprare, quando le griffe, da DSquared a McQueen passando per D&G, propongono per la nuova stagione un uomo-dandy, raffinato e malinconico, da qui a trovarlo da Zara a €49,90 il passo è breve. L’essenza del neodandy non sta in una camicia con alamari o in una giacca da camera come in D&G e nemmeno nell’orologio da taschino di DSquared, ma è qualcosa di più profondo che risiede proprio nel modo di guardare e affrontare la vita.

Il neodandy, fortunatamente, non è solo un fenomeno da passerella, ma si estende anche alla vita quotidiana. Esistono, infatti, strane creature di sesso maschile e, tengo a sottolinearlo, non gay, che non strepitano davanti alla televisione la domenica, ma che, anzi, preferiscono una mostra o un libro, apprezzano la buona cucina e amano curarsi non disdegnando un abito bespoke e scarpe su misura. Abiti su misura, apprezzati per stoffa e taglio. Niente etichette, niente loghi. Quella del neodandy è un’eleganza che non si urla, ma si sussurra.

One comment

  1. sommococa says:

    Onestamente, per quanto riguarda il vestiario, il retaggio ottocentesco di queste mode spero che lasci il tempo che trova: l'imago collettivo legato all'eleganza dei capi di quel tempo ormai è facilmente assoggettabile alla figura dei moderni vampiri più che ad eleganti cultori del bello (senza voler denigrare la raffinatezza, la cultura ed il gusto dei vampiri che dovessero leggere questo commento, si parla di status).

    Per il resto, dici bene parlando di "vita non solo da passerella", poichè penso che quella del dandy sia una figura ormai fuori luogo nella società dell'individualismo di massa, nella quale non c'è un UNICO modo di vestire per indicare la propria eleganza, il proprio gusto o l'appartenenza ad un determinato gruppo di persone (in questo caso amanti dell'arte e della bellezza), ma ce ne sono molti e tutti con solide basi a dar loro forza (ambienti culturali diversi, stili diversi, idee diverse, ma pur sempre ciò che viene ritenuto materia del "dandy").

    Alla fine, in ogni caso, la vita sarebbe forse migliore se ci fosse la perdita di questa suddivisione netta tra chi sta in casa a guardare Buona Domenica e chi no, anche se, in fondo, il mondo è bello perchè è vario.

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