Home » Tra le Nuvole

Tra le Nuvole

tralenuvole

Titolo Originale: Up in the Air
Anno: 2009
Nazione: USA
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 108
Regia: Jason Reitman
Cast: George Clooney, Vera Farmiga, Anna Kendrick, Jason Bateman, Danny McBride, Melanie Lynskey, James Anthony, Steve Eastin, Tamala Jones, Dave Engfer, J.K. Simmons, Zach Galifianakis
Data di uscita cinematografica: 4 Dicembre 2009 (USA), 22 Gennaio 2010 (Ita)
Produzione: Cold Spring Pictures, DW Studios, Paramount Pictures, Right of Way Films
Distribuzione: UIP

Jason Reitman, figlio d’arte del grande Ivan Reitam (Ghostbuster, Animal House), si presenta alla sua terza prova registica per il grande schermo, dirigendo questa volta un personaggio di spessore nell’Hollywood che conta, quel George Clooney ultimamente molto chiacchierato nel gossip italiano, per la sua storia con la Canalis.

Dopo Thank you for Smoking e Juno, J.R. arriva (forse) all’apice della sua ancor giovanissima carriera con una pellicola veramente notevole.
La sua evoluzione è stata una graduale ascesa verso il successo, con un geniale miglioramento stilistico, dall’umorismo imperante di Thank you for Smoking usato per trattare i vari problemi sociali e morali, arriva, in Tra le Nuvole, a dare spessore a tutti i discorsi, facilmente evadibili dallo spettatore come ironiche battute, ma decisamente rappresentazione della cruda verità quotidiana.

george-clooney-up-in-the-air-480x360
George Clooney interpreta Ryan, un tagliatore di teste aziendali

Ryan Bingham (George Clooney – Burn After Reading, Michael Clayton) è un licenziatore d’impiegati professionista.

La società dove lavora riceve incarichi da spregevoli capi d’azienda, i quali a causa dell’attuale crisi mondiale, necessitano l’eliminazione di alcuni posti di lavoro, lasciando a casa personale impiegato in quella ditta da oramai diversi anni.
Per questo “sporco” lavoro, vengono mandati uomini come Ryan. Egli è cinico, calmo, rassicurante e tranquillo, l’uomo adatto per questo lavoro, che ha come scopo la somministrazione e l’assorbimento delle brutte notizie lavorative su uomini mai visti prima cercando di addolcirgli la pillola e prepararli poi per una nuova vita futura, rendendoli consci delle loro recondite abilità e motivandoli per la futura rinascita lavorativa, scongiurando al tempo stesse gli eventuali crolli psicologici capaci causare di reazioni critiche.

Freddo, riflessivo e altamente distaccato dai rapporti personali, Ryan è il primo della classe in questo compito, tanto dedito alla professione che non possiede un distaccamento caratteriale dalla figura professionale a quella personale.
Ciò principalmente è causato dalla costanza con cui affronta il suo lavoro. L’uomo infatti, per adempire ai proprio doveri, vola da una parte all’altra dell’America per 322 giorni l’anno, saltando da aereoporto a aereoporto, da check-in a check-in, trovando oramai l’aria di casa tra alberghi, aereoplani, auto a noleggio e trolley da viaggio.

Ryan però ama questa vita. Da anni è membro di tutti i club mille miglia, vivendo unicamente tra la vita agiata dei rimborsi spese e dei servizi di alta classe dovuti ai bonus delle miglie accumulate. Unico obbiettivo di tutta la sua vita: raggiungere i 10 milioni di miglia aeree, entrando così a far parte della storia dei viaggiatori aereoportuali e divenendo un vip per i club di alta classe.

Ma qualcosa colpisce l’uomo: vicinissimo al suo obbiettivo e estremo amante del suo stile di vita, riflette sulla povertà dei propri rapporti interpersonali, sull’eventualità di costruirsi una famiglia con qualcuno che si ama e possedere finalmente quel nido casalingo dove rifugiarsi. Tutto ciò proprio quando il suo capo Craig (Jason Bateman – Hancock, Arresterd Development) gli propone un impiego fisso in sede visto i costi alti dei viaggi e l’avvento della nuova tecnologia.

up-in-the-air-george-clooney-vera-farmiga-melanie-lynskey-anna-kendrick-1_mid-350x232
Ryan al lavoro

Jason Reitman lascia sempre il segno col suo cinema fatto di storie attuali, personaggi unici e luoghi comuni possibilmente da evitare.
Ogni suo film possiede una sceneggiatura magistralmente pensata e sviluppata, dove i protagonisti non brillano mai per le loro eccentricità ma per una pragmaticità d’autore, una caratterialità unica che cerca di far riflettere su quali siano le tematiche e le linee da seguire nella vita.
Clooney nella sua bravura di sguardi, parole e emozioni costruisce la figura di uomo complesso, capace di esautorare tutto il resto degli attori, ma riuscendo al contempo a restare anonimo e ordinario, capace addirittura di farsi dimenticare appena svanisce dall’inquadratura.
Reitman tratta sempre argomenti profondi, uomini dalla vita strana e particolare  che con le loro scelte tentano di cascare nei luoghi comuni del vivere, risultando appagati e felici all’istante, ma senza una longeva prospettiva di stabilità. Ed è qui che si colloca Ryan, felice del suo perenno viaggiare, rimane scottato dall’idea di una vita sedenteria, dove il suo unico scopo potrebbe essere l’instaurazione di uno scontato e inappagante rapporto matrimoniale.
Talmente scosso e destabilizzato dalla sua prospettiva, l’uomo non fa altro che fare la cosa giusta e incosciamente va proprio incontro al tanto odiato futuro, trovando una idilliaca felicità, innamorandosi forse della donna adatta più al vecchio Ryan che a quello nuovo.

Qui è Reitman però che entra in gioco. Con i suoi espedienti comici, le battute sottovoce e il semi-epilogo buonista non vuole suggerire allo spettatore quale sia la giusta visione della vita.
Egli mette a confronto due realtà: l’instaurazione di un nucleo familiare con la relativa negazione alla libertà del single e l’amore accecante per il partner, capace di imporre le scelte di vita in base alle esigenze dell’altro, mostrando come tutte e due le vie possano rivelarsi sbagliate col tempo, trovando una sorta di soluzione nella ricerca di una via di mezzo e nella non-estremizzazione delle emozioni.

Up-in-the-Air-Kendrick-and-Clooney-29-11-09-kc
Capacità essenziale in questo lavoro: saper cosa mettere in valigia

Jason Reitman compie il tre su tre con un film bellissimo. Oltre le tematiche stupendamente trattate, il giovane regista costruisce uno scenario storico quanto mai attuale, inquadrando, nei licenziatori professionisti, una realtà ad oggi imperante, il perfetto disegno della situazione mondiale degli ultimi 2 anni.
Tra le nuvole parla direttamente allo spettatore con un linguaggio cinematografico semplice e non invasivo, capace di far riflettere il più attento e far semplicemente osservare al meno discreto o affatico.

La tecnica registica è affinata a tal punto di sembrare quasi invisibile, egli con le sue doppie inquadrature ci fa immedesimare su qualunque volto egli voglia, facendosi sentire prima tagliatori di testa e successivamente decapitato, controbilanciando perennemente le emozioni e le interpretazione per farci sentire parte della scena.

Il cast egregiamente scelto si dimostra sopra le righe, trovando in volti conosciutissimi anche piccole e cortissime parti, quasi invisibili, ma tutto ciò denota la voglia delle stelle di hollywood di lavorare per professionisti come i Reitman, anche se solo come piccoli sketch.
Tra le nuvole parla per tutti noi. e non sminuite l’ironia con il quale racconta perchè è proprio con quella che scalfisce l’emotività e il pensiero di chi guarda.

Voti

Effetti Visivi : 7.5
Audio :  7.5
Storia : 8.5
Character : 9
A.P. : 8.5
Voto Complessivo : 8.5


2 comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *